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Il virus e la provincia italiana

Cultura e Spettacolo
17 aprile 2020

C'era una volta Nembro, spoonriver per una generazione

di redazione (fonte Teatro Verdi PN)
Grazie al Verdi di Pordenone, il giornalista Gigi Riva offrirà un intenso spaccato delle ripercussioni sociali del passaggio della pandemia
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Il giornalista Gigi Riva
Cultura e Spettacolo
17 aprile 2020 di redazione (fonte Teatro Verdi PN)

Ruota intorno a una dolente “Spoonriver” per i caduti di Nembro, la cittadina della Valseriana decimata in queste settimane dalla pandemia Covid-19, il secondo intervento in programma per il cartellone di R-evolution digital 2020: dopo il focus inaugurale del giornalista Claudio Pagliara da New York, passerà a Gigi Riva, editorialista dell’Espresso e del Gruppo GEDI, il testimone dell’indagine geopolitica promossa dal Teatro Verdi di Pordenone e curata dall’Associazione Europa Cultura, con il sostegno di Crédit Agricole FriulAdria e la partnership del Premio Luchetta - Link Festival del giornalismo.

R-evolution è infatti il ciclo di lezioni di storia contemporanea dedicato alla più stretta attualità: a commenti, analisi e storie sull’Italia e il mondo nei tempi del coronavirus. “Il pianeta virale” sarà il filo rosso sul quale si confronteranno cinque note firme del giornalismo, attraverso altrettanti video interventi disponibili sul sito web del Teatro Verdi Pordenone www.comunalegiuseppeverdi.it nell’area on demand, tutti ripresi anche sui canali Social del Teatro, Facebook a Twitter e Instagram.                                                                                                 

Di carattere sociologico la riflessione proposta dal giornalista Gigi Riva sabato 18 aprile, dalle 20.30: il suo “C'era una volta Nembro, spoonriver per una generazione. Il virus e la provincia italiana” offrirà un intenso spaccato delle ripercussioni sociali del passaggio pandemico del virus, soprattutto in Italia dove si registra il numero più massiccio di contagiati deceduti.

Spiega infatti l’autore: «Nel mio paese natale, Nembro, i morti sono diventati un numero. Erano tanti, troppi. Ma è giusto invece dare dei nomi e capire come se ne sono andate queste persone. Marzo 2020 è stato il più crudele dei mesi per Nembro, con 150 morti contro i 10 decessi che sono la media fisiologica, nell’arco dello stesso periodo. È stata una carneficina: le persone cadevano come si muore in guerra. Se n’è andato, fra gli altri, il camionista Franco Orlandi. Se n’è andato Tullio Carrara, l’uomo che negli anni 70, quando era un giovane laureato, fondò la biblioteca a Nembro, rendendola una delle più belle d’Italia. Lo ricordo nostro complice nei primi, timidi baci che da ragazzi azzardavamo dietro gli scaffali. Il falegname Giulio Bonomi ci ha lasciato a 92 anni in una casa di riposo: fu autodidatta e diventò un intellettuale, un campione del dissenso cattolico nella bergamasca degli anni Sessanta. Fu poi tra i fondatori del Manifesto. Di Giuseppe Pezzotta ne sono morti ben tre, a Nembro: uno era il presidente della casa di riposto di Nembro dove sono morte oltre 30 persone di virus. Un altro era un alpino: a Nembro il virus si è portato via una ventina di alpini come Antonio Ardenghi, che chiamavamo ‘Il Roccia’. Se ne sono andati in quattro giorni i tre fratelli Lazzaroni: con Ilario, presidente degli Artiglieri, sono morti anche Mauro e Mirella. Questo triste appello ci porta poi nella piazza centrale di Nembro, cuore pulsante del paese: proprio lì, nell’ufficio anagrafe del Comune, Cristina Marcassoli era regina incontrastata. Il paese l’amava perchè sapeva sempre trovare il modo di aggirare gli eccessi burocratici, avrebbe compiuto 60 anni e sarebbe poi andata in pensione, ma il virus l’ha fermata prima. Se n’è andato anche Marino Novelli, il pensionato che in quella piazza faceva attraversare i bambini che andavano a scuola. Dall’altra parte della piazza c’è il Cinema Modernissimo di Nembro: quando riaprirà non ci sarà più il suo factotum, Sandro Barcella, curava luci e sala ogni sera. Un pensiero speciale va all’ostetrica Ivana Valoti, la più giovane di questa Spoonriver: 58 anni, aveva assistito la madre contagiata.  Che la terra sia lieve a tutti loro …».

R-evolution 2020 proseguirà martedì 21 aprile con l’intervento di Lucio Caracciolo, direttore di Limes e presidente Macrogeo. “Cina - USA, sulle rotte del Covid-19: come il virus sta cambiando il mondo” sarà il filo rosso per la sua riflessione. Mercoledì 22 aprile, da Berlino ecco l’intervento della corrispondente Rai Barbara Gruden: uno sguardo sulla iniziativa solidale tedesca che ricorda molto da vicino il “panaro” napoletano. Della resilienza delle realtà di spettacolo e cultura ai tempi del virus racconterà infine, venerdì 24 aprile, Bruno Ruffolo, caporedattore cultura/spettacoli del Gr Rai, per aiutarci a prospettare l'evoluzione degli scenari "on stage" e come gestire la situazione di transizione.

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