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Intervista a Gianluca Stival

L'autore della porta accanto
30 aprile 2020

Scrivere è entrare nei mondi degli altri in punta di piedi

di Francesca Ghezzani
Il giovane scrittore veneto, con forti legami con il Friuli, racconta il suo legame tra poesia e prosa. Ma se dovesse scegliere tra le due non avrebbe dubbi...
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Gianluca Stival
L'autore della porta accanto
30 aprile 2020 di Francesca Ghezzani Image

Uno scrittore giovane, classe 1996, ma dai valori profondi e dalla penna fluida.

Queste poche parole potrebbero condensare la vera essenza di Gianluca Stival, che a soli ventitré anni viene annoverato a pieno titolo nel mondo della letteratura con pubblicazioni online e cartacee di suoi componimenti, valutate positivamente da esperti, critici e personaggi famosi.

Ha presentato poesie in lingua italiana, francese, inglese, spagnola e portoghese brasiliana, apprezzate e commentate da blog di poesia internazionali. Nel 2017 viene inserito all’interno de “Enciclopedia dei Poeti Italiani Contemporanei”, edita da Aletti Editore, e pubblica il primo libro per la grande distribuzione dal titolo “Meriti del mondo ogni sua bellezza”, recensito da testate giornalistiche italiane e da blog internazionali. Nel 2018 rilascia una nuova raccolta di poesie dal titolo "AWARE - Tutte le poesie" (tradotta in francese e portoghese brasiliano) e porta a teatro il suo monologo sulla libertà dal titolo “Meriti di essere libero”. Nel 2019 continua con progetti letterari in Italia, Francia e Brasile e pubblica il terzo libro dal titolo “Scriverò di te”, edito da Editrice Veneta.

Gianluca, sembra quasi che la prosa e la poesia ti contendano… è davvero così?

“In questo momento mi sento in mezzo a questi due mondi meravigliosi: da un lato rimango saldo alla poesia perché mi ha dato la possibilità di riscoprirmi e di agganciarmi all’anima di molte persone, mentre dall’altro lato c’è la prosa che ha un fascino intramontabile e che apre molti orizzonti. Sono combattuto, anche se sono certo che il mio cuore, qualora dovessi approfondire la prosa in futuro, rimarrebbe sempre appartenente alla poesia”.

Per “Scriverò di te” era necessario affidarsi alla prosa e al racconto per narrare del tanto amato nonno Mario e della sua vita. Vuoi parlarci di come è nata l’idea di dar vita a questa raccolta?

“La storia di come è nato questo progetto è molto curiosa: quasi due anni fa mio nonno organizzò un pranzo con alcuni amici e colleghi di lavoro. Durante il pranzo, uno dei presenti gli chiese: “Perché non raccogli tutti gli episodi più importanti della tua vita in un libro?”. Da lì partì tutto, mio nonno mi chiese se avessi voglia di cimentarmi e aiutarlo: iniziai così a registrarlo, raccolsi i suoi appunti e mi misi a trovare le sue foto più belle. Dopo una quindicina di ore di registrazioni, iniziai trascrivere tutti gli episodi in cui mi raccontava del suo lavoro tra Treviso e Pordenone, dei suoi viaggi, dei numerosissimi amori in gioventù e dei pensieri su vari temi attuali”.

Potresti fare a meno della scrittura?

“Credo proprio di no. Quando, cinque anni fa, iniziai a scrivere le prime poesie in lingua straniera, mi resi conto che attraverso quelle parole ero in grado di analizzarmi e scavarmi dentro. Non era solo questione di “mettere in ordine i pensieri”, ciò che mi affascinava di più era l’impatto con gli altri: scoprii che molte cose che provavo erano le stesse per altre persone e attraverso la scrittura era come se arrivassimo a conoscerci. La scrittura è uno scambio e permette di entrare nei mondi degli altri in punta di piedi”.

Come lettore, invece, con quali aggettivi ti descriveresti?

“Mi ricordo che Herman Hesse identificava i lettori in tre categorie: il lettore ingenuo, immaginativo e quello che non legge più. Io mi identificherei come lettore immaginativo, mi piace viaggiare con la mente quando leggo e mi lascio trasportare”.

Ti sei occupato anche di opere teatrali, hai qualche nuovo progetto in merito, magari nato da questo delicato periodo di quarantena?

“Per ora non ho progetti legati al teatro, ma spesso mi è capitato di pensare a come potrebbe essere la trasposizione teatrale di “Scriverò di te”. Me la immaginerei come un monologo recitato al tramonto in mezzo a uno di quei bellissimi parchi in Friuli. Basterebbero microfono e leggio”.

Abbiamo parlato di letteratura, di arte teatrale, di valori: Gianluca Stival sa già cosa farà “da grande”?

“Questa è la domanda da un milione di dollari. In realtà ho diversi progetti per il futuro: mi piacerebbe seguire la mia passione per le lingue e cimentarmi in un lavoro che le veda protagoniste e al contempo continuerei sicuramente a scrivere. Ho già alcune idee in mente, è tutto ancora in divenire ma inizierò a delinearne almeno i punti principali”.

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