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Jacopo Manfren

L'autore della porta accanto
23 ottobre 2020

L'arte come un fluido

di Francesca Ghezzani
L'artista e fotografo italiano spiega cosa c’è dietro ai suoi scatti e ai suoi quadri: "Non si può pensarla per compartimenti stagni"
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Jacopo Manfren
L'autore della porta accanto
23 ottobre 2020 di Francesca Ghezzani Image

Jacopo Manfren è un artista e fotografo italiano. Nasce a Milano nel 1980 e, dopo una laurea in Storia dell'Arte, inizia la sua carriera nella fotografia di moda, dimostrando uno spiccato interesse per i grandi stilisti italiani e per il glamour dei film in bianco e nero.

Jacopo, i tuoi primi lavori vengono pubblicati con successo da importanti riviste italiane e internazionali tra cui Russian Harper's Bazaar, Maxim, Vogue, Elle. Da allora a oggi come vedi cambiati la moda, la fotografia e il giornalismo? Meglio ora o un tempo?

“Decisamente preferisco prima, l’epoca dei grandi stilisti, delle vere top model, tutto era più sperimentale e genuino, meno regolato dal marketing e dai social media, ma così sono le cose al giorno d’oggi, quindi guardiamo al futuro senza dimenticare il passato su cui costruiamo sopra!”

Quando scatti una foto, cosa cerchi di trasmettere a chi la guarderà e, al contrario, cosa desideri tirar fuori dal soggetto fotografato?

“Le mie foto sono sempre delle storie, quindi in genere il soggetto non è il solo obbiettivo, ma un attore della scena che sta vivendo, che insieme alle luci, all’atmosfera, ai vestiti contribuisce a creare la foto finale. Con le mie foto cerco di trasmettere il mio mondo e la cultura con cui sono cresciuto, poi lascio a chi guarda l’interpretazione o la continuazione di quello che succederà”.

L’arte, potremmo dire, fa parte del tuo DNA, tanto da aver poi intrapreso un percorso di sperimentazione verso ulteriori forme artistiche quali la regia cinematografica, il design di moda e la pittura. Trovi che ognuna influenzi l’altra?

“Sì, assolutamente! Io non vedo le diverse forme d’arte come scatole separate, si tratta semplicemente della personalità di ognuno, come un fluido, che tocca diverse discipline, ovviamente riconoscibili per lo stile dell’artista. Molti mi dicono che i miei film sembrano quadri, e i miei quadri si ispirano alle mie vecchie foto, quindi una cosa influenza l’altra, senza ordine preciso”.

Parlando della pittura, perché prediligi la carta alla tela?

“Anche se uso tela, il più delle volte utilizzo carta a grande formato perché questo supporto si avvicina al mio amore per il cinema e per un certo tipo di arte più commerciale a cui sono stato abituato da tutta la vita: dalle pagine delle riviste, alle locandine dei film, alle copertine dei libri. A volte vedo i miei quadri proprio come locandine di un vecchio film con i titoli a caratteri stampati e davanti all’ingresso di qualche vecchio cinema”.

Quando ritrai le donne dai capelli rossi che tanto ami, ti ispiri a qualche volto di modella o conoscente che posano per te o sono del tutto frutto della tua fantasia?

“Quel particolare è sempre stato presente sin da quando ero ragazzino e fui colpito dalla pittura dei Preraffaelliti studiando al liceo. È qualcosa che mi è rimasto da allora, che ho poi ricercato nelle mie foto e nei miei film. Non c’è una donna in particolare a cui mi ispiro, o forse non l’ho ancora incontrata, ma molte figure femminili sullo stile dei miei quadri mi ispirano da sempre”.

Infine, ci fai i nomi dei maestri che in ogni ambito artistico che ti riguarda consideri tuoi mentori?

“La storia dell’arte è sempre stata una delle mie più grosse ispirazioni: oltre alla corrente dei Preraffaelliti, mi sono interessato molto anche al periodo poco successivo degli anni ‘30 e ‘40 in Europa, con il Simbolismo, la Metafisica e il Surrealismo. Nello stesso periodo poi in US troviamo i noir in bianco e nero di Hollywood, con le sue femmes fatales e le detective stories. Non mi dimentico poi degli anni in cui sono cresciuto dove mi incominciavo ad affacciare alle riviste di moda e al design. Tutto questo insieme e molto altro fa parte di me”.

Info: www.facebook.com/artofjacopomanfren

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