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Semplicità quotidiana

Psicologia
15 maggio 2011

Soldi, soldi!... gioia o ossessione?

di Giuliana De Stefani
Farsi dominare dal denaro e dalla bramosia di potere conduce alla perdita di una capacità fondamentale per la nostra esistenza: godere delle piccole cose positive della nostra quotidianità.
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Psicologia
15 maggio 2011 di Giuliana De Stefani

Come si starebbe meglio con un po’ di soldi in più... La tranquillità nel pagare il mutuo e le rate dell’auto! E poi finalmente ci si potrebbe concedere una vacanza in qualche meta esotica...

La nostra mente viene continuamente sollecitata da provocazioni pubblicitarie e dall’ostentazione dei simboli del potere e della ricchezza, quindi è logico attendersi un interesse diffuso  per questo straordinario messia, elargitore di felicità: i soldi. Purtroppo, però, il denaro non è un oggetto qualsiasi. Tutte le civiltà hanno attribuito uno specifico significato alla ricchezza ed in particolare al denaro: infatti i soldi non hanno un valore di per sé, né dal punto di vista economico e nemmeno sotto il profilo sociale e psicologico che deriva dal possederli. Possiamo tranquillamente dire che nella nostra vita il denaro potrebbe ugualmente rappresentare una fonte di serenità oppure un’ossessione lacerante: ma non dipende da lui, solamente da noi.

È l’uso dei soldi che fa la vera differenza. Poiché questi consentono l’acquisizione di beni materiali (oggetti), l’accesso agli agi della vita quotidiana (comodità, aiuto ed assistenza, studi, divertimenti) e la possibilità di affrontare e risolvere le disgrazie (malattie in primis), siamo giustamente orientati ad attribuire ai soldi un valore benefico: costituiscono quelle possibilità in più che renderebbero rosea o dorata la nostra vita, affrancandoci dall’insistente controllo che dobbiamo esercitare sulle nostre finanze. Insomma, finalmente non dovremmo più dire: “peccato, non posso farlo, non posso comperarlo”. La prerogativa universalmente riferita al denaro è quella di accrescere le possibilità di godimento, e noi con l’immaginazione vi facciamo spesso riferimento: “come sarei felice se mi potessi comperare quella macchina sportiva... è appena uscito il nuovo modello...”. Il nostro pensiero è spesso rivolto ad un ipotetico stato di felicità da raggiungere, in cui sappiamo che proveremmo una certa euforia ed  uno stato di appagamento globale.

Soffermiamoci su queste fantasticherie: il totale soddisfacimento dei nostri desideri e  la cessazione di ogni bisogno descrivono e colorano un’utopia, l’assenza di tensione psicologica e la mancanza di nuovi obiettivi potrebbe condurre ad una posizione statica e passiva della nostra mente. Possiamo verificare facilmente che un fenomeno ben noto, l’apatia (l’accidia nei vizi capitali), sarebbe uno degli esiti dell’avere facile accesso ad ogni cosa...

L’eccessiva facilità nel possedere porta nel tempo inesorabilmente al disinteresse per la vita di ogni giorno e per tutte quelle fonti di soddisfazione che appaiono troppo banali. Poiché per la nostra psiche l’immobilismo derivato dalla mancanza di aspirazioni coincide con la depressione, la ricerca dello star bene può facilmente trascinare il ricco annoiato ad un’escalation nella ricerca del piacere. Basta leggere i giornali per verificare la grande diffusione di questa maniacale rincorsa a piaceri momentanei, spesso necessariamente trasgressivi o illeciti in quanto solo il senso del pericolo riesce a causare una intensa scarica adrenalinica che fa sentire vivi. Gioco d’azzardo, uso di droghe, sesso estremo ed altri comportamenti compulsivi sono spesso il corollario del più appagante di tutti i vizi: il potere. Non dobbiamo pensare però che solo i ricchi e potenti debbano fare i conti con i meccanismi psicologici che il denaro mette in movimento.

Anche per i comuni mortali pensare molto ai soldi porta a qualche danno. In primo luogo fantasticare spesso ad occhi aperti porta all’inerzia, a non concentrarsi su obiettivi personali che con un normale impegno porterebbero ad un miglioramento economico reale: in sostanza ci si soddisfa momentaneamente con le fantasie ma non si agisce per cambiare la propria condizione: questa è l’immaginazione con funzione vicaria dell’azione. Invece vi sarete certamente accorti che qualche vostro conoscente è noto per essere uno “che conclude”, che è efficace nei suoi progetti di miglioramento e li gestisce fino alla meta. Da qui si genera un secondo danno collaterale alla fissazione sul denaro: la nascita di sentimenti di invidia. A nessuno piace parlare di questo tema, addirittura qualcuno lo nega come fenomeno, sostenendo che l’attribuzione di sentimenti di invidia ai meno abbienti è l’invenzione culturale delle classi agiate per difendere la propria condizione di privilegio. Errore! Nessun ceto è immune dall’invidia, che si rivela un sentimento purtroppo molto democratico.

Infine, la polarizzazione del nostro pensiero sui soldi necessariamente avrà un effetto tossico sul nostro comportamento di gestione economica nella vita quotidiana e familiare, fattore quest’ultimo di rilevante impatto in quanto relazionale e strettamente correlato all’armonia della relazione di coppia ed allo stile educativo nei confronti dei figli. In sostanza,  se ci facciamo dominare dal denaro è possibile che perdiamo una certa capacità di godere delle piccole cose positive della giornata che stiamo vivendo, dimenticandoci anche dei soliti affetti che non costituiscono più una novità e che diamo per scontati. Il denaro, il godimento futuro, il potere e la deferenza che attendiamo potrebbero finire per alienarci dal “qui e ora”,  l’unico spazio in cui si può provare serenità ed un po’ di gioia interiore.

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