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Classic art

Macbeth

Melodramma in quattro parti su libretto di Francesco Maria Piave da Shakespeare
Silvia Dalla Benetta
Trieste

Teatro Verdi
03/02 e fino al 05/02
16 (venerdì ore 20.30)

Titolo assai popolare a Trieste dal 1848 al 1873, Macbeth è rimasto poi ineseguito per quasi cento anni e nel Novecento ha visto solo tre allestimenti al Verdi. Spiccano dunque i due allestimenti ravvicinati degli anni 2000, nel 2005 con il regista belga Van Hoecke, poi nel 2013 e nella ripresa odierna, con un grande maestro novecentesco della drammaturgia, il tedesco Henning Brockhaus, legato idealmente al territorio giuliano per aver trascorso la parte iniziale della sua importante carriera internazionale a fianco di Giorgio Strehler, al Piccolo di Milano, in Scala e nel mondo.

E se il teatro d’opera oggi è non solo rilettura vivente di grande repertorio musicale, ma anche specchio della storia dell’interpretazione registica, questo Macbeth è, soprattutto per gli appassionati più giovani, appuntamento imperdibile in quanto vero masterpiece di un’imprescindibile filosofia interpretativa che ha segnato profondamente il secondo Novecento: la sua trentennale vita su palchi di grande pregio, a partire dall’Opera di Roma nel ’95, dimostra infatti che ancora oggi le intuizioni di questo spettacolo eminentemente artigianale sono davvero grandi momenti di altissima scuola. Un mondo violento ed illogico, usurato dalla brama di potere, con guerrieri zombies, inconsapevolmente morti, mossi solo dal desiderio di nuocere e giochi di luce sui veli, proiezioni, trasparenze, specchi animati dai proiettori: una vera antologia di quelle soluzioni visuali ancora considerate innovative ed al centro dell’arte teatrale nel mondo.

L’intero gruppo produttivo vede poi al lavoro nomi di altissima qualità, come la coreografa, ex attrice di Strehler, Valentina Escobar, la pluripremiata - anche a Hollywood - costumista per teatro, cinema e tv Nanà Cecchi, senza dimenticare le scene, magistralmente ricostruite da Benito Leonori, ex assistente di Brockhaus, di uno dei più grandi e geniali protagonisti del rinnovamento scenografico del secondo dopoguerra, il ceco Josef Svoboda.

Fabrizio Maria Carminati, nome ben noto a Trieste e con una capillare conoscenza delle masse artistiche del Verdi, dirige un cast nel quale spiccano voci di sicuro esito come il soprano veneziano Silvia dalla Benetta, già Lady Macbeth con Gelmetti e Roberto Abbado, l’olandese Gabrielle Mouhlen, scoperta di Riccardo Muti proprio per i ruoli verdiani drammatici, mentre per Macbeth si alterneranno sul palco il celebrato baritono Giovanni Meoni, voce che dopo un esordio belcantistico ha trovato nella maturità verdiana la sua più alta espressione, ed il giovane ma già stimato coreano Leon Kim, presenza importante di questa stagione. Macduff vedrà protagonisti sia un’eccellenza uscita dal Tartini di Trieste, il tenore Riccardo Rados, oggi scelto al fianco di assolute star internazionali come Jonas Kaufmann e Anna Netrebko, sia il giovane Antonio Poli, voce di riferimento per bacchette come Pappano e Muti. Il versatile ed affermato Dario Russo darà voce a Banco in staffetta con il giovane basso rumeno Cristian Saitta, già noto al pubblico giuliano per le esecuzioni dell’inedito di Respighi Al Mulino e per la prima mondiale dell’opera di Piovani Amorosa Presenza nel ’22.

A Trieste nel 2013 Henning Brockhaus, parlando del confronto con Shakespeare in una città nota per il legame profondo con la cultura e la lingua anglosassone, diceva ad Operaclick: “Per interpretare il Macbeth di Verdi devi entrare nel testo musicale, perché Verdi, come Mozart, non sbaglia mai. Bisogna affrontare la partitura come un archeologo, nota per nota e da musicista diplomato in clarinetto, pianista per passione e con studi di composizione alle spalle, la partitura per me è la guida, non il libretto. La musica è un’arte assurda, astratta e surreale che non è ancora stata scoperta fino in fondo. La musica è un linguaggio astratto che però interpreta i nostri affetti, come il linguaggio onirico o mitologico, ed è per questo che ritengo che il linguaggio realistico non sia adatto alla musica e quindi all’opera”. Come avrà maturato e sviluppato le sue idee, intuizioni e riflessioni in questi dieci anni il Maestro novecentesco all’atto di rimaneggiare un suo lavoro così apicale per la storia del teatro contemporaneo? La risposta sul palco del Verdi dal 27 gennaio attende il pubblico.