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Meeting

L'omaggio di Gradisca a Dora Bassi

Alla Spazzapan la mostra dedicata alla testimone e protagonista dell'arte del Novecento

Gradisca d'Isonzo
Galleria Spazzapan
08/10/22
10-13/15-19 (lunedì e martedì chiuso)

Sabato 1° ottobre alle ore 11.30, alla Galleria Regionale d'Arte contemporanea Luigi Spazzapan di Gradisca d’Isonzo, si inaugura la mostra Dora Bassi. Immagini e parole, a cura di Cristina Feresin. La presentazione alla stampa si terrà inizialmente (alle 11.30) a Casa Maccari (via della Campagnola 18, Gradisca d’Isonzo).

Promossa e organizzata da ERPAC FVG - Ente Regionale Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia, con la collaborazione del Comune di Gradisca d’Isonzo e la Fondazione CariGo, enti gestori della Galleria, la mostra è un omaggio a un’artista di ricerca, testimone e protagonista dell'arte del Novecento, antesignana di una professione che poche donne avevano intrapreso, soprattutto nell’Italia degli anni Cinquanta.

Nata a Feltre nel 1921, dopo gli studi classici a Gorizia e su consiglio della madre, si iscrive alla Scuola del nudo dell'Accademia di Firenze e poi all'Accademia di Venezia, dove si diploma nel 1943.

Negli anni Cinquanta aderisce al gruppo friulano neorealista di Zigaina, Anzil, Canci Magnano, Altieri e altri artisti, ma su un proprio tracciato di lavoro e ispirazione. Riesce a ricavarsi un proprio spazio e una propria autonomia realizzando opere immuni da qualsiasi enfatizzazione. La sua è una pittura corposa, compatta, l’impianto compositivo ben strutturato, le sagome dei suoi contadini sono massicce ma già pronte a sfaldarsi ed esplodere nell’esperienza informale degli anni successivi. Si affaccia proprio in quel momento un istinto di fuga dalle correnti artistiche contemporanee, che si perpetuerà lungo tutta la sua vita, rendendola libera da qualsiasi categorizzazione.

La continua tensione intellettuale induce Dora Bassi a riprendere gli studi universitari negli anni Sessanta e, parallelamente, a iniziare la sua avventura con la scultura, dapprima come ceramista/modellista, poi come scultrice. Lavora molto sulla figura umana, dando forma espressiva al segreto che ogni corpo porta con sé in rapporto con lo spazio. Passa dalla piccola e media dimensione con la ceramica alla grande dimensione, con opere in bronzo e le fusioni d'acciaio.

Nel 1971 viene chiamata da Dino Basaldella come sua assistente alla cattedra di scultura. Sono anni molto intensi: insegna e impara a saldare, a impostare da sola le fusioni, usare le frese, i dischi. Avvia con Davide Boriani, designer del gruppo T, una ricerca sulla funzione della scultura negli spazi urbani, gioca con le proiezioni ottiche, crea sculture e oggetti della visione dove contamina antico e moderno, scultura e pittura, elabora strutture specchianti minimaliste. Viene inserita nel gruppo Grande et Jeunes ed espone per tre anni al Grand Palais di Parigi con i maggiori artisti europei. Incrocia le avanguardie culturali del femminismo, presiede per diversi anni il DARS di Udine, un’associazione di donne artiste, si interessa e scrive di donne artiste come Frida Kahlo, Louise Bourgeois, Georgia O'Keeffe, Charlotte Salomon e scopre la scrittura.

La produzione scritta dell’artista, dagli anni Ottanta in poi, è stata davvero copiosa ed è andata di pari passo con l’attività pittorica e scultorea, in alcuni momenti ne ha preso addirittura il sopravvento. Articoli, interventi, conferenze, lezioni, studi, fino ai due romanzi L’amore quotidiano del 1998 e il postumo Una notte in fondo al cielo, pubblicato nel 2021 in occasione del centenario dalla nascita, mettono in evidenza l’amore dell’artista per la parola scritta: “Composi come facevo in pittura, in scultura. Per masse, per luci, per piani”, rispose al suo editore, quando le chiese che relazione ci fosse tra la pittura e la scultura.

La mostra si pone di tracciare, attraverso opere chiave, questo duplice aspetto del suo lavoro: l’immagine e la parola, la pittura e la scrittura che s’intrecciano e diventano memoria; dove la pittura non arriva a esprimere completamente il pensiero, c’è la scrittura che viene in soccorso.

Proprio grazie alla parola, Dora Bassi ricostruisce il rapporto con la madre, l’esistenza vissuta, le esperienze, gli incontri. Un vero e proprio viaggio dentro di sé, che riporta alla luce ricordi e lontane emozioni.

Le opere nate tra la fine degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta qui esposte raccontano proprio di questo rapporto speciale instaurato con l’immagine e la parola, tra arte figurativa e letteratura, relazione tradotta, negli ultimi anni, in bellissimi cicli pittorici come La leggenda d’oro, che attinge alla leggenda di Sant’Orsola e alla tradizione pittorica del Carpaccio.

Apre il percorso espositivo una selezione di dipinti e sculture che documenta il percorso artistico di Dora Bassi, dagli anni del neorealismo e dell’informale al periodo milanese, introducendoci nel mondo di un’artista del Novecento, come amava definirsi.